A di Accensione

Il paradosso di questi tempi che stiamo vivendo: siamo in lockdown e io parlo di Accensione. Ci stiamo nuovamente chiudendo nelle nostre case, in giornate che via via si fanno più buie, attorno a noi solo scetticismo, sospetto, ansia ed io parlo di Accensione.

Ricomincia da qui, proprio in questo momento complesso la ricerca di me stessa attraverso parole, immagini e creatività.

Una ricerca che in realtà non si è mai interrotta, ma che per parecchio tempo ho tenuto dentro, come un dialogo interno, un’ eco che ha risuonato solo in me stessa.

Per mesi ho cercato di pormi domande giuste, sensate alle quali dare risposte altrettanto giuste e sensate, quei momenti che portano ad una profonda crisi ma che dalla crisi fanno emergere nuove consapevolezze: se ti metti in ascolto, in modo umile e sincero, sai anche cosa devi fare.

Ho studiato, ho lavorato su di me e non mi sembrava mai di essere abbastanza adeguata e attrezzata per tentare di donare agli altri ciò che sono diventata. Nonostante riconoscimenti, iscrizioni ad albi professionali, master, corsi, non mi sono mai sentita davvero pronta per il passo successivo.

Poi, durante un consulto di tarocchi, è comparsa la carta della Stella, che proprio come quella vera, ha illuminato e svegliato ciò che in fondo già sapevo: basta scuse, è ora di dare. Basta tentennamenti, ora devi riversare nelle acque della mondo i tuoi talenti, ciò che sei.

Ho deciso quindi di seguire il consiglio, di rispolverare e dare voce agli strumenti che conosco meglio, che sanno canalizzare in modo più chiaro e deciso quella che sono. La scrittura, i collage, il ricamo sono i veicoli che da anni mi permettono di riconnettermi in un tempo presente, di percepire in modo chiaro e netto il legale tra corpo e mente, emozioni e sensazioni.

Questo blog torna, per chi avrà voglia di leggermi, ma soprattutto per me, per ricordarmi che nella vita non bisogna avere paura di mostrarsi, che il più grande regalo che si possa fare è quello di donarsi, senza paure.

[ Scarti ]

La vita si manifesta negli scarti che lascia dietro di sé.

Tracce di relazioni,  di azioni, e gesti, mi passano accanto e io non riesco a non coglierle.
Oggetti usati e poi dimenticati in un angolo di strada nascosta .
Siamo ciò che lasciamo e che spesso cerchiamo di negare.
I resti non sono altro che frammenti di noi, del nostro passato, preziose testimonianze di scelte, occasioni e rimorsi.

Quanto è più autentica la vita  lì riversa su quelle strade senza uscita buie e silenziose? Lì dove non c’è giudizio o condanna, lì dove tutto è lecito perché nulla lo è veramente?

Quello che non vogliamo portare via di noi, rimane accasciato in un piccolo pezzo di cemento impolverato, a memoria per chi verrà dopo, testimone delle nostre condotte.

Rimane così inevitabilmente solo ai posteri l’ardua sentenza.

[ piccole cose ]

Ci sono giorni in cui tutto sembra perfetto nella sua semplicità. Nulla di complicato, nulla di straordinario, solo pura vita che ti passa davanti, che scorre nelle vene, che ti lascia graffi sulle gambe e piedi doloranti dal freddo dell’acqua di ruscello.
Attimi puri, fatti di quella bellezza che spesso dimentichiamo ma che è lì a portata di casello, due ore e sei arrivato alla felicità.

Forse per questa estate che è arrivata come un phon caldo in faccia, un caffè bollente sulla lingua, un minestrone troppo rovente da assaporare, possiamo provare a lasciarci andare, soltanto andare, senza mete straordinarie, ma verso piccole cose dimenticate.

[ le vite degli altri ]Due giorni immersi tra immagini e parole di altri tempi.Stiamo rivivendo sogni, incubi, speranze di giovani uomini e donne, famiglie.Ogni volta che ritrovo lettere scritte a mano o fotografie di album consumati mi domando come si possa lasciar andare tutte quelle vite, quegli istanti.Stiamo tentando di ridare voce a tante storie diverse. Intanto il tavolo è ricolmo di pagine di inchiostro, coppie al mare, donne in alta quota.”Se senti il fiato corto è un mio bacio che ti è arrivato”

Ulivo

Piedi aggrappati alle sue  radici
L’Ulivo chiama e a sé riporta
La sua voce  mi scompiglia e  frastornata
Immagino  tempi andati, bambina

La luna illumina la strada
Faccio salti tra pozzanghere improvvisate
Fango pesante sulle mie gambe
Pesante fardello sulla mia schiena.

Come il Matto in un mazzo di carte
Farò fagotto di rami e di foglie,
Il viso verso l’ignoto
La sua ombra la mia ancora sapiente.

Sirena

Oggi sono mare,
Pensieri scompigliati alle onde
Conchiglia che chiama
canto leggero che sussurra
Lascio i piedi a riva
Slaccio la corazza pesante
cadere sulla sabbia
Mi abbandono all’acqua
Faccio scorrere su di me
io scorro con lei
Sono cambiamento
Sono resa
Sono ciò che evolve
Muto da donna a pesce
I polmoni diventano branchie
Il respiro impara a nuotare
Così che possa io stare,
nel lento stare
Nel mutevole stare,
nello stare quieto
Dell’essere donna
Ora Sirena.

Abitarsi

Cerco stanze vuote,
Di questa casa abitata da tempo
Silenzi che lascino impronte
Graffi sui muri cancellati con i gomiti.
Cerco finestra
Respiro veloce,
Aria che sa di terra e di mare
Vento che scompigli i battiti.
Cerco specchio
di me, bambina e donna
Osservarmi da punto altro
Sorriso e compassione
Abbraccio caldo in un riflesso.

Cerco giardino che custodisca rose
Che le bagni, lento, fino al mio ritorno.

[ Con- tatto ]

Senza anelli
Con calli e del gesso qua e là
Sono le mie mani che creano
Semplici strumenti per cercare la strada
Che poco a poco mi riconduce a me stessa
Ora, che le vedo, così spoglie
Arrese a ciò che accade,
Mi fanno da guida
Si mettono in ascolto del mio respiro
Le immagini dentro di me
Disegnano un progetto
E loro calme, calde, attente
Conducono il viaggio.
Farò come il Matto,
Vagherò con fiducia
Poche cose nel mio fagotto
Ma le mie mani apriranno la strada.

Rami

Si parla tanto dell’importanza delle radici,  di tenere sempre a mente da dove veniamo, la nostra storia.
Ma la nostra storia acquisisce un senso se ci  permette di creare un presente vivo e forte, dei rami robusti e rivolti verso l’alto.
I rami possono rappresentare i nostri legami, la nostra rete sociale, il capitale umano di cui ci circondiamo e che ci rende capaci di affrontare la vita.
Sapere di non essere soli ma di poter contare reciprocamente sull’aiuto e sullo sguardo dell’altro ci sentiremo più capaci e fiduciosi.

Da rami buoni nascono buoni frutti.
Se saremo capaci di creare buoni legami avremo la possibilità di costruire un futuro più solido.

L’uomo è un animale sociale e ricordiamoci che da solo non si salva nessuno.

Intermezzo

E mentre fuori tutto sembra instabile, di colori incerti e variabili

Io mi ritrovo.

Tra arbusti che azzardano colori verdi nei primi di gennaio, foglie che sfoggiano sfacciatamente un rosa antico, pietre blu cobalto.

Non c’è logica tra il dentro e il fuori, il caos regna indisturbato e così mi aggrappo a quel groviglio che sa di trama intessuta.

Non scappare, dicono alla pietra, radici ancorate alla materia.

Così, mentre scatto per non dimenticare, la sensazione di fibra mi ricorda lane, grovigli, accostamenti. Equilibrio nell’intreccio. Un abbraccio radicato.

Mentre fuori tutto sembra instabile, mi godo la quiete intima, di nuda roccia sulla tela.